SPLIT PAYMENT E REVERSE CHARGE: UN INCROCIO DIFFICILE…

La Legge di Stabilità, a decorrere dal 1° gennaio 2015, ha introdotto il meccanismo denominato “split payment” o, “scissione dei pagamenti”.

 

In cosa consiste lo split payment

Trattasi di un particolare meccanismo che si applica alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi effettuate, in Italia, nei confronti di Pubbliche Amministrazioni.

Il fornitore emette alla P.A. una normale fattura con l’indicazione dell’imponibile e dell’IVA e l’annotazione “scissione dei pagamenti”. La P.A. pagherà, tuttavia, solo l’imponibile indicato in fattura, poiché provvederà lei stessa a versare all’erario l’IVA che, dunque, non verrà corrisposta al fornitore.

 

Quali sono le operazioni soggette allo split payment

La suddetta disciplina riguarda tutti gli acquisti (prestazioni di servizi e acquisti di beni) effettuati dalle Pubbliche Amministrazioni (oltre elencate):

  • sia effettuate dall’Amministrazione Pubblica in ambito non commerciale, ossia nella sfera istituzionale (la P.A. fornirà il proprio CF);
  • sia effettuate dall’Amministrazione Pubblica nell’esercizio di attività d’impresa (la P.A. fornirà la propria P. IVA),

se tali operazioni non sono soggette all’inversione contabile.

 

Particolarità si registrano nel caso in cui il fornitore emetta alla P.A. una fattura soggetta a nuovo reverse charge (servizi di pulizie di edifici, completamento di edifici, istallazione e manutenzione di impianti in edifici e vendita di bancali in legno usati). Sul punto si riferirà oltre.

 

Da quando decorre

La nuova disciplina si applica alle fatture emesse dal fornitore alla P.A. a decorrere dal 01/01/2015.

Le fatture emesse nel 2014 e incassate nel 2015 non sono soggette a split payment.

La P.A. versa l’IVA allo Stato entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui ha pagato l’imponibile al fornitore.

 

Quali sono le PA interessate

L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 1 del 09/01/2015, ha chiarito con interpretazione estensiva rispetto alla norma di legge che trattasi di:

 

 

Soggetti inclusi Soggetti esclusi
  • Stato e altri soggetti qualificabili come organi dello Stato, ancorché dotati di autonoma personalità giuridica, ivi compresi, ad esempio, le istituzioni scolastiche e le istituzioni per l’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM).
  • Enti pubblici territoriali (Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane) e consorzi tra essi costituiti. Comunità montane, Comunità isolane e Unioni di Comuni.
  • Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura (C.C.I.A.A.), e Unioni regionali delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura.
  • Istituti universitari.
  • Aziende sanitarie locali; enti ospedalieri, ad eccezione degli enti ecclesiastici che esercitano assistenza ospedaliera.
  • Enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico (I.R.C.C.S.).
  • Enti pubblici di assistenza e beneficenza, ossia, Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza (IPAB) e Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP).
  • Enti pubblici di previdenza (INPS, Fondi pubblici di previdenza).
    • Enti previdenziali privati o privatizzati.
    • Aziende speciali (ivi incluse quelle delle CCIAA).
    • Generalità degli enti pubblici economici.
    • Ordini professionali.
    • Enti ed istituti di ricerca.
    • Agenzie fiscali.
    • Autorità amministrative indipendenti (quale, ad esempio, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – AGCOM)
    • Agenzie regionali per la protezione dell’ambiente (ARPA).
    • Automobile club provinciali.
    • Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN).
    • Agenzia per L’Italia Digitale (AgID).
    • Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL).
    • Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica (ISPO).

 

L’Agenzia delle Entrate fa presente che se in relazione a taluni enti, dovessero permanere dei dubbi sull’applicabilità del meccanismo della scissione dei pagamenti, l’operatore interessato potrà inoltrare specifica istanza di interpello all’Agenzia delle Entrate.

 

 

Rapporti tra Split payment e nuovi reverse charge

Come prima detto, a decorrere dal 01/01/2015 le due (diverse) norme sono in vigore.

Il reverse charge consiste, nei casi previsti, nell’emettere una fattura senza evidenziazione dell’IVA e indicando operazione “soggetta a inversione contabile”.

Il fornitore dunque non incassa l’IVA che per questo non viene sposta in fattura e il cliente (per quel che riguarda questa informativa la P.A.) integra con l’IVA la fattura ricevuta e fa una doppia annotazione acquisti/vendite annullando di fatto il credito/debito di IVA.

 

Ebbene, si tratta di comprendere se in caso di prestazione/cessione soggetta a decorrere dal 01/01/2015 a reverse charge (servizi di pulizie di edifici, completamento di edifici, istallazione e manutenzione d’impianti in edifici e vendita di bancali il legno usati), prevalga:

  • la regola split payment (indicazione dell’IVA e annotazione scissione dei pagamenti);
  • ovvero la regola reverse charge (fattura senza IVA e indicazione soggetta ad inversione contabile).

 

Errori commessi fino al 09/02/2015

Non sono applicate sanzioni e per quanto chiarito dalla citata Circolare n. 1/0015:

  • se il fornitore ha erroneamente emesso fattura con l’annotazione “scissione dei pagamenti”, dovrà emettere una nuova fattura e versare la relativa IVA. In tal caso le Pubbliche Amministrazioni dovranno corrispondere al fornitore anche l’IVA relativa alla fattura ricevuta.
  • se il fornitore ha emesso una fattura omettendo l’annotazione scissione nei pagamenti ed ha liquidato nel mese di gennaio la relativa IVA a debito incassandola dalla P.A., non occorre fare nulla.