IRAP professionisti e piccoli artigiani – Opportunità di ottenere il rimborso dell’IRAP versata e non dovuta

Informiamo che La Suprema Corte di Cassazione, Sezioni Unite, con Sentenza n. 9451 pubblicata il 10.5.2016 ha accolto le ragioni di un professionista (avvocato) che aveva a suo tempo richiesto all’Agenzia delle Entrate il rimborso dell’IRAP ritenendo di non doverla pagare dal momento che aveva come (unico) dipendente una segretaria.

 

La storica sentenza mette così un punto fermo dopo oltre un decennio di sentenze che sono passate dal bianco al nero con tutte le sfumature di grigio.

 

Secondo La Suprema Corte, circa il presupposto dell’IRAP, il requisito dell’autonoma organizzazione – previsto dall’art. 2 del d.lgs. 15 settembre 1997, n. 446 – ricorre (solo) quando il contribuente:

  1. sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità e interesse; 
  2. impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segreteria ovvero meramente esecutive”.

 

In definitiva, è ora stabilito che l’utilizzo di un lavoratore dipendente con mansioni meramente esecutive non può portare alcun valore aggiunto all’attività professionale e non può implicare la presenza di una organizzazione.

Altra rilevante conclusione è che il professionista non può essere assoggettato ad IRAP se è inserito, ad esempio, nell’ambito di un altro studio i cui dipendenti rispondono, sotto il profilo legale e gerarchico, ad altri professionisti che operano negli stessi locali. In altre parole il professionista che si appoggia presso un collega utilizzando una stanza attrezzata e che utilizza i soli servizi di segreteria non deve pagare Irap, poiché la struttura del collega non risponde e non dipende dal professionista “ospite”.

 

Inoltre, la sentenza stabilisce che l’utilizzo di lavoratori occasionali non comporta mai assoggettamento ad Irap per il professionista che si avvale della loro opera e che i principi fin qui enunciati valgono anche per l’artista, nonché si estendono a quelle “figure di confine” già in precedenza intercettate dalla Corte di Cassazione e definibili in una espressione sintetica, “imprenditori individuali artigiani”, quali idraulici, elettricisti, imbianchini, taxisti, etc.

 

La Cassazione a Sezioni Unite, dando atto di un contrasto giurisprudenziale durato anni, ha stabilito, in modo dirimente, che se fra “gli elementi suscettibili di combinarsi con il lavoro dell’interessato, potenziandone le possibilità necessarie”, accanto ai beni strumentali vi sono i mezzi “personali” di cui egli può avvalersi per lo svolgimento dell’attività, perché questi davvero rechino ad essa un apporto significativo occorre che le mansioni svolte dal collaboratore non occasionale concorrano o si combinino con quel che è il proprium della specifica attività svolta dall’interessato e ciò vale tanto per il lavoratore autonomo, l’artista, ovvero per le figure “di confine” individuate nel corso degli anni dalla giurisprudenza di questa Corte (piccoli imprenditori artigiani).  È infatti in tali casi (e solo in tali casi) che si può parlare, per usare l’espressione del giudice delle leggi, di “valore aggiunto” o, per dirla con talune (condivisibili) pronunce della sezione tributaria del 2007, di “quel qualcosa in più”.

Detto questo, si presenta ora l’opportunità, ricorrendone i presupposti, di chiedere all’Agenzia delle Entrate il rimborso per l’IRAP pagata nei 48 mesi precedenti (facendo riferimento per calcolare i 48 mesi al saldo dell’imposta e non agli acconti versati nell’anno precedente).

 

Si resta a disposizione per eventuali chiarimenti e con l’occasione si inviano cordiali saluti.