Il nuovo regime dei forfetari: tutto quello che devi sapere

Va anzitutto sottolineato che il regime oggetto di approfondimento è nel nostro scenario

fiscale, l’unico regime cd di vantaggi o ad essere “sopravvissuto”. La Legge di stabilità

per il 2015 (L.190 del 23.12.2014), infatti, prevedeva la soppressione di tutti i regimi di

favore vigenti, caratterizzati talvolta da incoerenze e sovrapposizioni normative.

 

Introduzione

Si ricorda, inoltre, che il regime forfetario è un regime cd “naturale”: i soggetti in

possesso dei requisiti previsti dalla normativa non sono tenuti ad esercitare una opzione

per l’ingresso al regime stesso; vale ovviamente la facoltà di optare per l’applicazione

dell’IVA e delle imposte sui redditi nei modi ordinari.

 

Va sicuramente sottolineato che le modifiche apportate alle soglie dei ricavi introdotte

dalla Legge di stabilità per il 2016 aumentano “l’appetibilità” del regime oggetto di

analisi. Va ricordato che l’età del contribuente è irrilevante, potendo essere applicato a

persone di qualsiasi età, senza limiti di durata se non saranno superati i limiti di seguito

specificati; inoltre, è possibile usufruire del beneficio dell’aliquota super ridotta per i

primi 5 anni in caso di start-up (come si avrà modo di approfondire poi nel proseguo)

anch’esso senza alcun limite di età.

 

Possono accedere al regime forfetario le persone fisiche esercenti attività

d’impresa, arti o professioni che nell’anno precedente:

  1. a) hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad

anno, non superiori ai limiti indicati nella tabella sotto riportata. Le soglie,

che tengono conto della diversa redditività dei settori economici, sono state

opportunamente riviste al rialzo di importi medi di 10 mila euro, tranne in alcuni casi

in cui l’importo è aumentato anche si 15 mila euro;

  1. b) hanno sostenuto spese per un ammontare complessivamente non

superiore ad euro 5.000 lordi per lavoro accessorio di cui all’articolo 70 del

decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276, e successive modificazioni, per

lavoratori dipendenti, collaboratori di cui all’articolo 50, comma 1, lettere c) e

c‐bis), del testo unico delle imposte sui redditi, […], e successive modificazioni,

Requisiti di accesso al nuovo regime forfetario

 

anche assunti secondo la modalità riconducibile a un progetto ai sensi degli

articoli 61 e seguenti del citato decreto legislativo n. 276 del 2003, e successive

modificazioni, comprese le somme erogate sotto forma di utili da

partecipazione agli associati di cui all’articolo 53, comma 2, lettera c), e le

spese per prestazioni di lavoro di cui all’articolo 60 del citato testo unico;

  1. c) il costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali

alla chiusura dell’esercizio non deve superare i 20.000 euro. Ai fini del

calcolo del predetto limite dei 20.000 euro:

  1. per i beni in locazione finanziaria rileva il costo sostenuto dal concedente;
  2. per i beni in locazione, noleggio e comodato rileva il valore normale dei

medesimi determinato ai sensi dell’articolo 9 del citato testo unico di cui al

decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive

modificazioni;

  1. i beni, detenuti in regime di impresa o arte e professione, utilizzati

promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o professione e per l’uso

personale o familiare del contribuente, concorrono nella misura del 50 per

cento;

  1. non rilevano i beni il cui costo unitario non è superiore ai limiti di cui agli articoli

54, comma 2, secondo periodo, e 102, comma 5, del citato testo unico di cui al

decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive

modificazioni;

  1. non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, utilizzati per l’esercizio

dell’impresa, dell’arte o della professione;

  1. d) questo punto è stato modificato dalla L. 208/2015 in maniera senza dubbio

positivo: la precedente formulazione prevedeva che i redditi conseguiti

nell’attività d’impresa, dell’arte o della professione dovevano essere

prevalenti rispetto a quelli eventualmente percepiti come redditi di lavoro

dipendente e redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente (di cui

rispettivamente agli articoli 49 e 50 TUIR); la verifica della suddetta prevalenza

non era rilevante se il rapporto di lavoro è cessato o la somma dei redditi

d’impresa, dell’arte o professione e di lavoro dipendente o assimilato non eccede

l’importo di 20.000 euro”. La nuova formulazione prevede che questa disposizione

venga ABROGATA e viene introdotta una nuova condizione secondo la quale non

possono avvalersi del regime forfetario coloro che abbiano conseguito,

nell’anno antecedente a quello in cui intendono avvalersi del regime

agevolato, redditi di lavoro dipendente o assimilato, eccedenti la soglia di

30 mila euro. Il rispetto di questo limite non rileva se il rapporto di lavoro

dipendente o assimilato è cessato.

 

 

Relativamente ai ricavi, si ricorda che, l’accesso al regime, gli stessi devono essere

assunti considerando, per quanto concerne le imprese, la competenza economica. In

pratica, si dovrà tener conto, per la verifica del citato limite, anche delle cessioni o

prestazioni eventualmente non ancora fatturate per le quali, però, si sono verificati i

presupposti previsti dall’articolo 109, comma 2, del TUIR.

Si ritiene, poi, che per la verifica relativa all’anno 2015 valgano i nuovi importi

maggiorati.

I ricavi di competenza dell’anno precedente a quello di accesso al regime rilevano anche

se relativi ad una attività cessata diversa da quella iniziata nel corso dell’anno successivo

e per la quale si intende usufruire del regime forfetario. In sostanza, i ricavi conseguiti

nell’anno solare precedente prescindono, totalmente, dall’attività a cui gli stessi si

riferiscono, pertanto la posizione del contribuente va considerata nel suo insieme e non

in relazione alla specifica attività svolta.

Infine, va sottolineato e ricordato che non rilevano ricavi e compensi derivanti

dall’adeguamento agli studi di settore e ai parametri. Inoltre, nel caso di esercizio

contemporaneo di attività contraddistinte da diversi codici ATECO, assume rilievo il

limite più elevato dei ricavi e compensi relativi ai predetti codici. Ad esempio, in caso di

esercizio contemporaneo di attività contraddistinte dai codici C10 (Sezione C, Divisione

10) e F (Sezione F), il limite superato il quale non è consentito fruire del regime

forfetario è quello di euro 40.000.

 

ACCESSO E PERMANENZA NUOVO REGIME FORFETARIO

(si considera l’esercizio precedente)

1

Aver conseguito ricavi o compensi non superiori a determinate soglie,

variabili a seconda dello specifico codice ATECO di attività svolta.

2

Aver sostenuto spese per acquisizione di lavoro quale lavoro dipendente,

co.co.pro., lavoro accessorio, associazione in partecipazione, lavoro prestato

dai familiari dell’imprenditore ex art. 60, TUIR; non superiori a 5.000 Euro lordi.

3

Presentare, al 31.12 dell’esercizio precedente un costo complessivo di beni

mobili strumentali, al lordo degli ammortamenti, non superiore a 20.000 Euro.

 

Aver conseguito redditi di lavoro dipendente o assimilato non superiori ad

30.000; questo limite non rileva se il rapporto di lavoro dipendente o assimilato risulti cessato.

 

Altra caratteristica positiva, che va ricordata e che differenzia il “vecchio” regime dei

minimi con quello dei forfetari, è il fatto che quest’ultimo prevede la possibilità di porre

in essere operazioni con l’estero, nel presupposto che la peculiare tipologia di operazioni

non rappresenti di per sé indice di una struttura organizzativa incompatibile con il

regime forfetario. Questo è, dal punto di vista pratico, un’altra interessante novità del

nuovo regime: si pensi all’acquisto all’estero di un Antivirus per PC che solitamente

viene acquistato da società della CEE.

Non possono avvalersi del nuovo regime forfetario:

  1. a) le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini dell’imposta sul

valore aggiunto o di regimi forfetari di determinazione del reddito, in relazione alle

attività di:

  1. agricoltura e attività connesse e pesca (artt. 34 e 34-bis del decreto del

Presidente della Repubblica n. 633 del 1972);

  1. vendita sali e tabacchi (articolo 74, primo comma, del decreto del Presidente

della Repubblica n. 633 del 1972);

  1. commercio dei fiammiferi (articolo 74, primo comma, del decreto del

Presidente della Repubblica n. 633 del 1972);

  1. editoria (articolo 74, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica
  2. 633 del 1972);
  3. gestione di servizi di telefonia pubblica (articolo 74, primo comma, del

decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972);

  1. rivendita di documenti di trasporto pubblico e di sosta (articolo 74, primo

comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972);

  1. intrattenimenti, giochi e altre attività di cui alla tariffa allegata al decreto

del Presidente della Repubblica n. 640 del 1972 (articolo 74, sesto comma, del

decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972);

  1. agenzie di viaggi e turismo (articolo 74-ter del decreto del Presidente della

Repubblica n. 633 del 1972);

  1. agriturismo (articolo 5, comma 2, della legge 413 del 1991);
  2. vendite a domicilio (articolo 25- bis, comma 6, del decreto del Presidente

della Repubblica n. 600 del 1973);

  1. rivendita di beni usati, di oggetti d’arte, d’antiquariato o da collezione

(articolo 36 del decreto-legge n. 41 del 1995);

  1. agenzie di vendite all’asta di oggetti d’arte, antiquariato o da

collezione (articolo 40-bis del decreto-legge n. 41 del 1995)

  1. b) i soggetti non residenti, ad eccezione di quelli che sono residenti in uno degli

Stati membri dell’Unione europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio

economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni e che

producono nel territorio dello Stato italiano redditi che costituiscono almeno il 75 per

cento del reddito complessivamente prodotto;

Incompatibilità

con il nuovo

regime

forfetario

 

  1. c) i soggetti che in via esclusiva o prevalente effettuano cessioni di fabbricati

o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili di cui all’articolo 10, primo comma,

numero 8), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e

successive modificazioni, o di mezzi di trasporto nuovi di cui all’articolo 53, comma

1, del decreto‐legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla

legge 29 ottobre 1993, n. 427;

  1. d) gli esercenti attività d’impresa, arti o professioni che partecipano,

contemporaneamente all’esercizio dell’attività, a società di persone o

associazioni di cui all’articolo 5 del testo unico di cui al decreto del Presidente della

Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e successive modificazioni, ovvero a società

a responsabilità limitata di cui all’articolo 116 del medesimo testo unico di cui al

decreto del Presidente della Repubblica n. 917 del 1986, e successive modificazioni”

Le cause di esclusione vanno riferite al momento di applicazione del regime e

non all’anno antecedente all’ingresso nel medesimo; pertanto, il verificarsi di una

delle predette cause nell’anno precedente all’accesso non è di impedimento

all’applicazione del regime qualora la stessa sia venuta meno prima dell’inizio di tale

anno.

Viene ristretto, rispetto alla previgente normativa concernente i cd. minimi, il

concetto di soggetto non residente al quale è precluso l’accesso al regime.

Possono, infatti, accedere non solo i soggetti residenti ma anche i soggetti residenti in

uno degli Stati Membri dell’Unione Europea o in uno Stato aderente all’Accordo sullo

Spazio Economico Europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni. Ciò,

purché gli stessi producano nel territorio dello Stato italiano redditi che

costituiscono almeno il 75 per cento del reddito complessivamente prodotto.

Questa modifica è derivata da sopravvenuti orientamenti comunitari.

Restano invece ferme le esclusioni previste per i soggetti che in via esclusiva o

prevalente effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, di terreni edificabili,

o di mezzi di trasporto nuovi nonché per coloro che, esercenti attività d’impresa o arti e

professioni, contemporaneamente partecipano a società di persone o associazioni di cui

all’articolo 5 del TUIR ovvero a società a responsabilità limitata di cui all’articolo 116 del

medesimo testo unico.

Il riferimento alla “contemporaneità” per la verifica della causa ostativa

impedisce l’accesso al regime a coloro che detengono partecipazioni in

costanza di applicazione della disciplina in esame. Pertanto, è possibile accedere

al regime nelle ipotesi in cui la partecipazione in una società di persone o in una S.r.l.

trasparente venga ceduta prima dell’inizio di una nuova attività che dà diritto all’accesso

al regime forfetario. Conseguentemente, nel caso di inizio dell’attività, è possibile

accedere al regime anche nelle ipotesi in cui la partecipazione in una società di persone

o in una s.r.l. trasparente venga ceduta nel corso dello stesso periodo di imposta, ma

prima dell’accesso al regime forfetario. Analogamente, non è preclusa l’applicazione del

regime forfetario nelle ipotesi in cui la partecipazione sia acquisita nel corso dello stesso

periodo di imposta, successivamente alla cessazione dell’attività per la quale il regime è

stato applicato.

Ai fini della verifica della causa ostativa riferita alla partecipazione in società di persone,

associazioni professionali o S.r.l trasparenti è irrilevante se la partecipazione sia

detenuta nell’ambito dell’impresa individuale ovvero in qualità di persona fisica.

Non costituisce causa ostativa all’accesso al regime il possesso di una

partecipazione in società di capitali non trasparenti.

Com’è noto per accedere e/o rimanere nel regime oggetto di analisi è previsto uno

specifico limite riguardo alla detenzione di beni strumentali.

Più precisamente, i soggetti forfetari non devono possedere uno stock di beni mobili

strumentali (al lordo degli ammortamenti) superiori a € 20.000. In particolare, a partire

dall’esercizio d’imposta 2015, i requisiti di accesso al nuovo regime forfetario fanno

riferimento alla data di chiusura, ovvero il 31 dicembre, del precedente periodo di

imposta. Data in cui è necessario che il valore complessivo dei beni strumentali, al lordo

degli ammortamenti, non deve superare € 20.000.

Relativamente all’individuazione dei beni che concorrono a formare il limite in

considerazione, si deve tener presente che i beni in oggetto, al lordo degli

ammortamenti, concorrono nelle seguenti modalità:

 beni acquisiti a titolo di proprietà: considera il costo storico di acquisto,

 beni in leasing: considera il costo sostenuto dal concedente,

 beni in locazione, noleggio o comodato: si considera il valore normale secondo

quanto disposto dall’art. 9 del TUIR;

 beni utilizzati promiscuamente per l’esercizio dell’impresa, dell’arte o professione e

per l’uso personale o familiare del contribuente concorrono nella misura del 50 per

cento;

 non rilevano i beni il cui costo unitario non è superiore a 516,46 euro;

 non rilevano i beni immobili, comunque acquisiti, ed utilizzati per l’esercizio

dell’impresa, dell’arte o della professione.

Va ricordato che il costo sostenuto per l’acquisto deve essere considerato al

netto dell’IVA, anche quando l’imposta non viene detratta, poiché relativa beni

acquistati durante la permanenza nel regime. Sul punto l’Agenzia delle Entrate ha

chiarito altresì che, in relazione alla nozione di beni strumentali, non devono essere

considerati i beni immateriali, vale a dire non rientra l’avviamento e gli altri elementi

immateriali, così come previsto per i contribuenti minimi.

L’incidenza dei beni strumentali

 

Per quanto riguarda i beni utilizzati in modo promiscuo, gli stessi devono essere

considerati nella misura del 50% del costo. Questa previsione riguarda anche i beni

strumentali a deducibilità limitata indicati negli articoli 164 e 102, comma 9, del TUIR.

A tal fine, non devono essere considerati i limiti di valore ai fini della deducibilità previsti

dall’articolo 164, comma 1, lettera b), del TUIR. Mentre, per quanto riguarda i beni

strumentali di costo unitario non superiore a 516,46 euro, gli stessi non

concorrono alla formazione del limite.

Riguardo al tema maggiorazione degli ammortamenti (cd super-ammortamenti)

introdotto dalla Legge di stabilità per il 2016, va richiamata la risposta a TELEFISCO (si

veda risposta integrale alla fine del presente contributo): l’Agenzia delle Entrate

chiarisce che questa nuova opportunità è preclusa per i contribuenti forfetari.

Ulteriore ed importante novità introdotta dalla L.190/2014, rispetto quanto previsto dal

legislatore nell’ambito del regime dei minimi, riguardava i beni immobili. Di fatto, gli

stessi nell’ambito del nuovo regime forfetario non sono considerati, a qualunque titolo

siano stati acquisiti ed utilizzati nell’esercizio dell’impresa, dell’arte o della professione.

Con l’introduzione del nuovo regime agevolato, il limite dimensionale relativo ai beni

strumentali, ammontante a € 20.000, non è più determinato, come per i contribuenti

minimi, in termini di acquisizioni nell’arco del triennio solare precedente, ma si considera

il solo ammontare complessivo del costo dei beni effettivamente in possesso del

contribuente al 31 dicembre. Pertanto, non rilevano neppure i beni strumentali

alienati nel corso dell’anno. Per cui il contribuente potrebbe, durante l’anno, possedere

beni strumentali “fuori soglia” che dovrebbe cedere entro la data del 31 dicembre, per

rimanere nel regime.

Nessuna novità introdotta dalla Legge di stabilità per il 2016 in tema di IVA, pertanto

rimane valido quanto già previsto dai commi dal 58 al 63 dell’art. 1 della Legge

190/2014.

Punto cardine del regime è, ovviamente, precluso il diritto alla detrazione

dell’imposta sul valore aggiunto assolta, dovuta o addebitata sugli acquisti ai

sensi degli articoli 19 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre

1972, n. 633. In particolare, il comma 58 disciplina l’applicazione dell’Iva alle

operazioni attive e passive poste in essere a seconda che le stesse siano:

  1. a) operazioni nazionali, per le quali il contribuente che si avvale del regime

forfetario non esercita la rivalsa dell’imposta di cui all’articolo 18 del decreto del

Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633;

  1. b) cessioni di beni intracomunitarie, in relazione alle quali trova applicazione la

medesima disciplina delle operazioni interne, stante il richiamo all’articolo 41

comma 2-bis del decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con

modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 29 ottobre 1993, n. 427;

I forfetari ed il mondo Iva

c) acquisti di beni intracomunitari, che entro la soglia di 10.000 euro annui sono

considerati non soggetti ad IVA nel Paese di destinazione e rimangono

assoggettati a tassazione nel Paese di provenienza, conformemente a quanto

disposto dall’articolo 38, comma 5, lettera c), del decreto-legge 30 agosto 1993, n.

331, convertito, con modificazioni, dall’articolo 1, comma 1, della legge 29 ottobre

1993, n. 427;

d) prestazioni di servizi ricevute da soggetti non residenti o rese ai

medesimi, che rimangono soggette alle ordinarie regole e trovano la propria

disciplina nelle disposizioni previste dagli articoli 7-ter e seguenti del decreto del

Presidente della Repubblica n. 633 del 1972;e) importazioni, esportazioni ed operazioni ad esse assimilate, disciplinate

secondo le norme del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n.

633, fermo restando l’impossibilità di avvalersi della facoltà di acquistare senza

applicazione dell’imposta ai sensi dell’articolo 8, primo comma, lettera c) e secondo

comma del medesimo decreto.

Il comma 59 concerne gli adempimenti ai fini dell’IVA dei contribuenti che

applicano il regime forfetario. Questi ultimi sono, in linea generale, esonerati dal

versamento dell’imposta e da tutti gli altri obblighi previsti dal decreto del Presidente

della Repubblica n. 633 del 1972.

Gli obblighi, ai fini Iva, cui sono tenuti i contribuenti che si avvalgono del regime

forfetario sono:

  1. a) numerazione e conservazione delle fatture di acquisto e le bollette

doganali;

  1. b) certificazione dei corrispettivi; sulle fatture emesse ai sensi dell’articolo 21 del

decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972 dovrà recare, in luogo

dell’ammontare dell’imposta, l’annotazione “Operazione in franchigia da IVA” con

l’eventuale indicazione della relativa norma comunitaria o nazionale e conservare i

relativi documenti;

  1. c) presentazione, ai sensi dell’articolo 50, comma 6, del decreto-legge n. 331 del

1993, convertito dalla legge n. 427 del 1993, degli elenchi riepilogativi delle

operazioni di cui al comma 7.

In particolare, i contribuenti sono tenuti:

  1. alla registrazione delle fatture emesse (articolo 23 del decreto del Presidente

della Repubblica n. 633 del 1972)

  1. alla registrazione dei corrispettivi (articolo 24 del decreto del Presidente della

Repubblica n. 633 del 1972);

  1. alla registrazione degli acquisti (articolo 25 del decreto del Presidente della

Repubblica n. 633 del 1972);

 

  1. alla tenuta e conservazione di registri e documenti (articolo 39 del decreto

del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972), fatta eccezione per le fatture di

acquisto e le bollette doganali di importazione;

  1. alla dichiarazione e comunicazione annuale IVA (articoli 8 e 8-bis del decreto

del Presidente della Repubblica n. 322 del 1998).

 

I medesimi contribuenti sono, altresì, esonerati:

1) dall’obbligo di effettuare la comunicazione di cui all’articolo 21, comma 1, del

decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito dalla legge 30 luglio 2010, n. 122

(comunicazione telematica all’Agenzia delle entrate delle operazioni rilevanti ai fini

dell’imposta sul valore aggiunto – cd. spesometro);

2) dall’obbligo di comunicazione di cui all’articolo 1, comma 1, del decreto-legge 25

marzo 2010, n. 40, convertito dalla legge 22 maggio 2010, n. 73 (comunicazione

telematica all’Agenzia delle Entrate delle operazioni effettuate nei confronti di

operatori economici aventi sede, residenza o domicilio in Paesi cosiddetti black

list);

3) dalla comunicazione delle dichiarazioni d’intento ricevute.

Per quanto riguarda la certificazione dei corrispettivi resta, pertanto, obbligatoria

l’emissione della fattura ovvero, per i soggetti esonerati da tale emissione, il rilascio di

scontrino o ricevuta fiscale, secondo le ordinarie regole.

In ogni caso è previsto che i soggetti che applicano il regime forfetario devono

assolvere l’IVA per le seguenti tipologie di operazioni:

 per le prestazioni di servizi di cui all’articolo 7-ter del decreto del Presidente della

Repubblica n. 633 del 1972 ricevute da soggetti non residenti;

 per gli acquisti intracomunitari che non rientrano nell’articolo 38, comma 5,

lettera c), del decreto-legge n. 331 del 1993, convertito dalla legge n. 427 del 1993,

vale a dire quelli effettuati dai soggetti che, nell’anno precedente, hanno superato

la soglia di 10.000 euro ivi prevista ovvero quelli effettuati successivamente al

superamento, nell’anno in corso, della medesima soglia, nonché quelli effettuati

sotto soglia dai soggetti che hanno optato per l’applicazione dell’IVA in Italia;

 per le altre operazioni per le quali risultano debitori dell’imposta.

A tale fine, i contribuenti che applicano il regime forfetario, per le operazioni per le

quali risultano debitori dell’imposta, emettono la fattura o la integrano (per le

operazioni interne all’Unione europea e per le operazioni nazionali cui si applica il regime

dell’inversione contabile) con l’indicazione dell’aliquota e della relativa imposta e

versano l’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di

effettuazione delle operazioni (arti 1, comma 60 L. 190/2014).

Sempre ai fini IVA, ai sensi dell’art. 1 comma 61 L. 190/2014, il passaggio dal

regime ordinario al regime forfetario determina la necessità di rettificare, ai sensi

dell’articolo 19-bis.2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1972, la

detrazione dell’imposta assolta a monte già operata secondo le regole ordinarie. Il

versamento dell’eventuale importo a debito va operato in un’unica soluzione nella

dichiarazione IVA dell’ultimo anno di applicazione delle regole ordinarie. In

caso di passaggio inverso dal regime forfetario al regime ordinario è operata un’analoga

rettifica della detrazione nella dichiarazione del primo anno di applicazione delle regole

ordinarie.

L’articolo 1 comma 62 della legge di Stabilità per il 2015 prevedeva, ed è ancora così,

che nell’ultima liquidazione relativa all’anno in cui l’imposta è applicata nei modi ordinari,

deve tenersi conto anche dell’imposta relativa alle operazioni per le quali l’esigibilità non

si è ancora verificata. E’ il caso delle operazioni con esigibilità differita effettuate nei

confronti dello Stato e degli enti pubblici o dell’IVA liquidata secondo il regime di IVA per

cassa. In pratica, l’accesso al regime comporta, per il cedente o prestatore che se ne

avvalga, la rinuncia al differimento dell’esigibilità. Per converso, nella stessa liquidazione

può essere esercitato, sempreché spettante, il diritto alla detrazione dell’imposta relativa

alle operazioni di acquisto soggette agli stessi regimi di IVA per cassa ed i cui

corrispettivi non sono stati ancora pagati.

Infine, rimanendo nel mondo IVA, il comma 63 dell’articolo 1 della citata Legge

Finanziaria 2015, stabilisce che l’eccedenza detraibile che emerge dalla

dichiarazione, presentata dai contribuenti che applicano il regime forfetario, relativa

all’ultimo anno in cui l’imposta sul valore aggiunto è applicata nei modi ordinari, può

essere chiesta a rimborso, ovvero può essere utilizzata in compensazione ai

sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 e successive

modificazioni.

 

La disciplina previdenziale introdotta dal legislatore relativa il nuovo regime forfetario è

disciplinata dai commi che vanno dal 76 all’84 art. 1 Legge 190/2014. Il nuovo regime

contributivo è argomento da valutare con molta attenzione da parte del contribuente

che intende accedere al regime, in quanto trattasi di una sostanziale novità, in grado di

far propendere o meno sulla scelta del regime oggetto di analisi.

Di fatto, i suindicati commi prevedono per i contribuenti tenuti all’iscrizione Inps

gestione artigiani e commercianti, la facoltà di avvalersi di un sistema di determinazione

dei contributi maggiormente favorevole rispetto l’attuale sistema attraverso il quale

l’Ente di anno in anno fissa i contributi fissi e la soglia di reddito oltre la quale calcolare i

contributi eccedenti il minimale, nonché la relativa aliquota di calcolo.

Il legislatore, con la L. 208/2015, del 28 dicembre 2015, ovvero la Legge di Stabilità

2016, ha apportato sostanziali modifiche per quanto riguarda la determinazione dei

contributi dovuti alla Gestione previdenziale INPS Artigiani e Commercianti.

In particolare, il legislatore ha modificato quanto disposto dal comma 77 art. 1 L.

190/2014 relativo la disciplina previdenziale sei soggetti che si avvalgono del regime

forfettario, prevedendo una riduzione contributiva del 35 per cento. In altre parole, a

far data dal 1° gennaio 2016, sul reddito stabilito con criteri forfetari va

applicata la contribuzione dovuta ai fini previdenziali, ridotta del 35 per

cento.

Il precedente disposto normativo, valevole fino al 31dicembre 2015 prevedeva che non

venisse applicato il livello minimo imponibile previsto dall’art. 1, comma 3 della legge

2 agosto 1990, n. 233, così che i contributi previdenziali dovuti fossero determinati in

sede di dichiarazione, con base di calcolo il reddito effettivamente prodotto dal

soggetto. Ciò che, invece, risulta invariato è il meccanismo di calcolo contributivo

previsto per i soggetti che si avvalgono del regime forfettario iscritti alla gestione

separata, oltre che tutte le specificità dell’agevolazione previste originariamente con la

  1. 190/2014 e che il legislatore non ha voluto modificare con la Legge di Stabilità 2016.

Con la circolare n.35 del 19/02/2016 l’Istituto previdenziale, dopo le modifiche

introdotte dalla L. 208/2015 ha inteso illustrare gli opportuni chiarimenti in merito alla

determinazione, in maniera agevolata, dei contributi previdenziali per i soggetti iscritti

alla Gestione Inps di Artigiani e Commercianti.

L’Istituto, in base alle nuove disposizioni legislative, vuole sottolineare come la

riduzione contributiva del 35% prevista dal legislatore sia applicabile sulla

totalità dei contributi dovuti, ovvero sia sul reddito entro il minimale che su

quello eccedente. In particolare, essendo che per i contribuenti forfetari non è più

previsto l’esonero dal versamento del minimale contributivo, per gli stessi si devono

applicare le regole generali previste dall’art. 2 L. 233/90. Alle scadenze prestabilite, con

cadenza trimestrale, i contribuenti sono chiamati a versare la quota minima

previdenziale prevista sul reddito stabilito dallo stesso Istituto, a prescindere

dall’effettiva sussistenza dello stesso, al fronte di una riduzione del 35%.

L’Istituto, nella circolare 35 del 19/02/2016, precisa che ai fini dell’accredito della

contribuzione, sono valevoli le regole dettate dall’art. 2, comma 29, Legge n. 335/95,

in base alle quali il versamento di un importo pari al contributo calcolato sul

minimale di reddito, attribuisce il diritto all’accreditamento di tutti i

contributi mensili relativi a ciascun anno solare cui si riferisce il versamento.

Nel caso in cui l’importo complessivamente versato risulti inferiore all’importo della

contribuzione dovuta sul minimale di reddito, verrà accreditato un numero di mesi

proporzionale a quanto versato.

Perché da parte dell’istituto si possa procedere all’accredito di 12 mesi di contribuzione è

necessario che venga versata una somma pari all’importo del contributo dovuto sul

minimale. Nel caso in cui si sia in presenza di un versamento inferiore rispetto al

contributo calcolato sul minimale ordinario, si procederà al recupero della differenza, nel

rispetto del limite del 65%.

È necessario porre l’attenzione sul fatto che, nell’introdurre le nuove metodologie

contributive, il legislatore non ha variato quanto disposto dall’art. 1 comma 79 della L.

190/2014, il quale prevede che i versamenti dovuti sia a saldo che in acconto dei

contributi dovuti dai contribuenti che si avvalgono del regime forfettario, devono essere

effettuati entro gli stessi termini previsti per il versamento delle somme dovute in base

alla dichiarazione dei redditi.

Il regime contributivo agevolato, già previsto dalla L. 190/2014, in parte modificato

dalla L. 208/2015 ha natura esclusivamente opzionale, perché il contribuente

possa beneficiare dell’agevolazione in oggetto è necessario che lo stesso

presenti apposita domanda, secondo quanto stabilito dalla circolare 29 del

10/02/2015, ovvero “sulla base di apposita dichiarazione che il contribuente ha

l’onere di presentare all’Istituto”.

Il comma 78 art. 1 L 190/2014 fa riferimento alla posizione di eventuali coadiuvanti o

coadiutori, anch’essi compresi nel regime previdenziale agevolato cui abbia deciso di

aderire il titolare d’impresa non è stato modificato dal legislatore. Per essi continua ad

applicarsi la nota disposizione di cui all’art. 3-bis del D.l. 19 settembre 1992, n. 384,

convertito con modificazioni dalla legge 14 novembre 1992, n. 438. Pertanto, la base

imponibile su cui il titolare dovrà calcolare la contribuzione dovuta è data dalla quota di

reddito determinato forfetariamente ed attribuito al collaboratore medesimo sino ad un

massimo del 49%, oltre a tutti gli altri redditi d’impresa che il collaboratore abbia

eventualmente percepito nel periodo d’imposta.

Continua ad essere valido, inoltre, quanto disposto dai commi 80 e 81 legge di stabilità

2015, i quali prevedono l’esclusione dal riconoscimento di alcuni benefici contributivi per

coloro che decidono di aderire al regime previdenziale agevolato e per i relativi

collaboratori familiari. In particolare, viene esclusa l’applicazione della disposizione di cui

all’art. 59, comma 15 della legge 27 dicembre 1997, n. 449. Ne consegue che i

soggetti titolari di trattamento pensionistico presso le gestioni Inps e con più

di 65 anni di età, che intendono avvalersi del regime agevolato, non potranno

contestualmente beneficiare della riduzione contributiva del 50% prevista

dalla citata disposizione. Tale beneficio potrà essere nuovamente accordato nell’ipotesi

in cui il contribuente esca dal regime agevolato e con decorrenza dalla data di ripristino

del regime ordinario, previa presentazione di nuova domanda.

Viene inoltre esclusa, per i collaboratori familiari di età inferiore ai 21 anni, che

prestano attività nell’ambito di imprese che aderiscono al regime agevolato,

l’applicazione della riduzione contributiva di tre punti percentuali prevista

dall’art. 1, comma 2 della legge 2 agosto 1990, n. 233.

Di fatto, già con l’introduzione del regime forfetario, e delle novità introdotte dal

legislatore con la l. 190/2014, l’Inps ha previsto uno specifico canale di comunicazione,

attraverso il quale al contribuente viene data facoltà di opzione per accedere al regime

contributivo agevolato, compilando il modello telematico appositamente predisposto

all’interno del Cassetto per Artigiani e Commercianti all’indirizzo internet: www.inps.it –

Servizi Online – Elenco di tutti i servizi – Cassetto Previdenziale per Artigiani e

Commercianti – Sezione Domande telematizzate: Regime agevolato ex. Art.1, commi

76-84 L. 190/2014 – Adesione; facendo opportuna distinzione tra i soggetti già esercenti

attività d’impresa e soggetti che intraprendono una nuova attività d’impresa.

Per quanto riguarda la prima tipologia di contribuenti, ovvero i soggetti già esercenti

attività d’impresa al 01.01.2016 e che intendono avvalersi del regime agevolato, la

presentazione del modello telematico di adesione dovrà avvenire entro il 28

febbraio dell’anno per il quale intendono usufruire del regime agevolato.

L’istituto a tale scopo precisa che nel caso in cui detto termine non venga rispettato,

l’accesso al regime agevolato non sarà consentito per l’anno in corso. In questo caso,

ove ne ricorrano i presupposti, il contribuente dovrà presentare una nuova domanda

entro il 28 febbraio dell’anno successivo, ciò comportando che l’agevolazione in

questione sarà concessa solo a partire dal 1° gennaio dell’anno in cui viene presentata

domanda entro il predetto termine perentorio.

L’Istituto tiene a precisare che il termine decadenziale esaminato è valevole anche per i

soggetti che, pur esercitando attività d’impresa prima dell’entrata in vigore della novella,

non risultino ancora titolari di posizione attiva presso le gestioni autonome. In tali casi

andrà compilato apposito modello cartaceo – specificando l’attività esercitata attraverso

l’indicazione del codice REA – e da consegnare in sede.

Nel caso in cui i soggetti che intendono avvalersi del regime agevolato, poiché

presumono di essere in possesso dei requisiti necessari, e che iniziano l’attività a

partire dall’1.1.2016, ovvero successivamente, sono tenuti a presentare

apposita dichiarazione di adesione al regime agevolato con la massima

tempestività rispetto alla data di ricezione della delibera di avvenuta

iscrizione alla gestione previdenziale.

L’Inps, in tema di agevolazione contributiva, con messaggio n. 286 del 26 gennaio 2016,

ha voluto precisare che per l’anno 2016 la domanda sopra analizzata deve essere

presentata da tutti i soggetti che si avvalgono del regime forfetario, compresi coloro che

nell’esercizio 2015 si erano avvalsi del medesimo regime e avevano presentato apposita

domanda di adesione al fine di beneficiare dall’ esonero dal pagamento del minimale

contributivo, poiché la nuova disposizione non si applica per questi in modo automatico.

Con la Legge di stabilità 2016 non sono state apportate ulteriori modifiche rispetto

quanto stabilito in precedenza dal legislatore. In particolare, per quanto riguarda la

fuoriuscita dal regime, il regime previdenziale agevolato cessa di avere

effetto a decorrere dall’anno successivo rispetto a quello nel quale sono

venuti meno i requisiti stabiliti per l’accesso, cosi come dispone il comma 82 art.

1 L 190/2014. Una volta che i requisiti di accesso e mantenimento del nuovo regime

forfetario vengono meno, i contribuenti non potranno più avvalersi neanche del regime

contributivo agevolato. Inoltre, nel caso in cui venga appurato che i requisiti per

beneficiare del regime agevolato, pur essendo stati dichiarati, non siano mai esistiti in

capo al dichiarante, il regime previdenziale agevolato cesserà ab origine e verrà

ripristinata l’imposizione contributiva ordinaria sin dall’anno nel quale era stata

inizialmente registrata l’adesione al regime agevolato.

La fuoriuscita dal regime agevolato, ovvero il ripristino retroattivo del regime ordinario a

seguito di verifica dell’insussistenza dei requisiti dichiarati dal contribuente, hanno

carattere definitivo e precludono ogni ulteriore possibilità di accesso al beneficio.

L’uscita dal regime agevolato si può verificare, pertanto, in tre ipotesi:

 venir meno dei requisiti che hanno consentito l’applicazione del beneficio;

 scelta del contribuente, a prescindere da qualsivoglia motivazione, di abbandonare

il regime agevolato;

 comunicazione all’Istituto da parte dell’Agenzia delle Entrate in ordine al fatto che il

contribuente non ha mai aderito al regime fiscale agevolato, oppure non ha mai

avuto i requisiti per aderire.

Nei primi due casi il regime ordinario verrà ripristinato dal 1° gennaio dell’anno

successivo alla presentazione della dichiarazione di perdita dei requisiti o della domanda

di uscita. Con successivo messaggio verrà comunicato il rilascio dell’applicazione per la

dichiarazione di recesso dal regime agevolato, da compilarsi online tramite

accesso al Cassetto Previdenziale per Artigiani e Commercianti.

Nel terzo caso il regime ordinario verrà imposto retroattivamente, con la stessa

decorrenza che era stata fissata per il regime agevolato.

Di seguito (tabella 4) si riporta il fac-simile cartaceo per la richiesta di accesso

all’agevolazione rilasciato dall’INPS: come già evidenziato non si concorda con il termine

di scadenza (per il solo 2016) del 28 febbraio, in quanto domenica, che va posticipato in

avanti al 29 febbraio (essendo anno bisestile).

ALLEGATO 3

All’INPS di …………………………………

Oggetto: Domanda di accesso alle agevolazioni previdenziali previste dall’art. 1

commi 77-84 della L. 23 dicembre 2014, n. 190, come modificata dalla legge 28

dicembre 2015, n. 208, art. 1, comma 111 ss.

__L__ sottoscritt__

______________________________________________________, nat__ a

_____________________________ il __________, cod. fis.

____________________________, titolare dell’impresa iscritta al N° REA

______________ avente data di inizio attività ___________________

chiede

di avvalersi delle agevolazioni previdenziali previste dall’art. 1, commi 77-84, della L.

23 dicembre 2014, n. 190, come modificata dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, art.

1, comma 111 ss..

A tal fine dichiara di essere in possesso dei requisiti previsti dall’art. 1, comma 54 ss.

della citata Legge n. 190/14 come modificata dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208,

art. 1, comma 111 ss..

__l__ sottoscritt__ dichiara di essere consapevole:

 che l’agevolazione avrà effetto dalla data d’inizio attività, qualora trattasi di nuova

iscrizione;

 che l’agevolazione avrà effetto dal mese di gennaio dell’anno di presentazione

della presente domanda, qualora trattasi di soggetto titolare di azienda già attiva,

purché la presente richiesta venga presentata, a pena di decadenza, entro il 28

18

febbraio (29 febbraio) dello stesso anno;

 che, qualora la domanda sia presentata oltre il predetto termine, l’agevolazione

per l’anno in corso non sarà riconosciuta;

 che, ai sensi dell’art. 1 comma 80 e 81 legge n.190/2014, a coloro che scelgono di

usufruire dell’agevolazione non si applicano le disposizioni di cui all’art. 59, comma

15 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, né si applica la riduzione contributiva di

tre punti percentuali, prevista dall’art. 1, comma 2 della legge 2 agosto 1990, n.

233;

 che, qualora venissero meno i requisiti previsti per usufruire dell’agevolazione,

dovrà dare immediata comunicazione a codesto Istituto attraverso l’apposito

modello;

_L__ sottoscritt__

____________________________________________________________,

consapevole delle responsabilità penali e degli effetti amministrativi derivanti dalla

falsità in atti e dalle dichiarazioni mendaci (così come previsto dagli artt. 75 e 76 del

D.P.R. n. 445 del 28.12.2000), ai sensi e per gli effetti di cui agli artt. 46 e 47 del

medesimo D.P.R. n. 445 del 28.12.2000

dichiara

che i dati e le informazioni riportate nella presente richiesta rispondono a verità.

Lì, ______________ FIRMA

 

Com’è noto ai contribuenti che iniziano una attività “nuova” il legislatore ha previsto

un’ulteriore beneficio che si è accentuato con le modifiche introdotte dalla nuova

normativa (Legge di stabilità 2016 su quella del 2015).

Era previsto che i soggetti in start up godessero dell’applicazione dell’imposta sostitutiva

del 15% al reddito imponibile ridotto di 1/3 (quindi era prevista un’aliquota del 10%). La

novellata norma prevede un’imposta sostitutiva con aliquota del 5% per i primi 5

anni di attività. Ciò rende ancora più appetibile il regime oggetto di analisi.

L’attività è considerata “nuova” se vengono rispettate tutte le seguenti condizioni:

a) il contribuente non abbia esercitato, nei tre anni precedenti l’inizio

dell’attività di cui al comma 54, attività artistica, professionale ovvero

d’impresa, anche in forma associata o familiare;

b) l’attività da esercitare non costituisca, in nessun modo, mera

prosecuzione di altra attività precedentemente svolta sotto forma di

lavoro dipendente o autonomo, escluso il caso in cui l’attività

precedentemente svolta consista nel periodo di pratica obbligatoria ai fini

dell’esercizio di arti o professioni;

c) qualora venga proseguita un’attività svolta in precedenza da altro

soggetto, l’ammontare dei relativi ricavi e compensi, realizzati nel periodo